IL VIAGGIO da Betlemme a Cometa

“I miei colleghi sorridono quando dico che ho fatto un viaggio un po’ inverso da Betlemme a Cometa. È ormai un anno che sono tornato da Betlemme. A ogni modo ho fatto il centurione per il presepe vivente insieme a Wesley e ad alcuni bambini del diurno. L’impegno corale nel preparare gli ambienti, i vestiti, nel costruire capanne e botteghe con estrema attenzione mi porta tutt’ora a ripercorrere il senso di un luogo che mi ha accolto, custodito e abbracciato,” racconta Matteo.

“Mentre il presepe vivente procede nei suoi passi, chiudo gli occhi e ritorno al centro storico di Betlemme, alla strada della Stella, alla Piazza della Mangiatoia, al profumo di spezie, al chiasso, al silenzio delle strade e alla Grotta della Natività.”

“Tutto questo incrocia gli occhi dei bambini più piccoli del diurno, poi dei più grandi, volti che rappresentano e sono lì, non solo per testimoniare e ricordare ma per mostrare come davanti al mistero della nascita si è in fondo tutti protagonisti al di là di religione, nazionalità e appartenenze.  Dio che si fa bambino senza troppo rumore, ai margini, raggiunto da una stella che cerca speranzosamente il cuore di tutti per poi fermarsi nella luce e diventare la stessa luce di un avvenimento che ha cambiato la storia,” continua a raccontare Matteo.

“Ecco che come educatore rileggo in questa accoglienza, in queste luci basse e arancioni del parcheggio allestito per il presepe vivente, il respiro di quella stessa quotidianità che continuamente mi stravolge, di quella contraddizione umana che non ha bisogno di tante parole.  Un presepe quotidiano che mi educa continuamente attraverso un lavoro educativo pensato nei suoi momenti più semplici, dal pranzo, allo studio, ai laboratori e allo stare insieme. Un presepe vivente che oggi vive grazie ai più piccoli, un presepe vivente che ogni giorno rivive nel modo si ha qui di stare e accanto alle storie di ognuno diventa voce unanime: Cometa.”